C’è un silenzio particolare in cucina alle sei di mattina. È quel momento in cui la casa dorme ancora e l’unico rumore è il clack del fornello che si accende. Per me, fare il brodo non è cucinare. È una specie di meditazione. Non lo faccio perché “serve”. Lo faccio perché ne ho bisogno io. E diciamocelo subito, tra noi: non stiamo parlando di buttare un dado in due litri d’acqua calda sperando nel miracolo. No. Stiamo parlando di una cosa seria. Stiamo parlando del vero Brodo di carne Ricetta sacra, quella che trasforma un pranzo della domenica in un ricordo indelebile, quella che ti unge le labbra e ti scalda lo stomaco come l’abbraccio di un vecchio amico.
Mi ricordo nitidamente la prima volta che ho provato a farlo da solo. Avevo vent’anni, vivevo in un monolocale umido e volevo fare colpo sulla ragazza che poi sarebbe diventata mia moglie. Presi la pentola, buttai dentro pezzi di carne a caso, accesi il fuoco al massimo e andai a guardare la Formula 1. Risultato? Un liquido grigio, triste, torbido come l’acqua dei piatti. Sapeva di cartone bagnato. Mia nonna, se l’avesse visto, mi avrebbe tolto il saluto. Lì ho capito una cosa fondamentale: il brodo non perdona la fretta. È l’unico piatto che non puoi “imbrogliare”. Richiede tempo. Richiede rispetto.
Oggi vi racconto tutto quello che ho imparato in vent’anni di tentativi, fallimenti epici e, finalmente, trionfi. Prendetevi del tempo, magari versatevi un bicchiere di rosso mentre leggete, perché la strada è lunga. Ma vi prometto una cosa: alla fine avrete in mano l’oro liquido.
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Key Takeaways
- Acqua gelida, non fredda: Partire con l’acqua ghiacciata è l’unico modo per convincere la carne a rilasciare tutto il sapore nel liquido.
- La carne giusta non è magra: Dimenticate i tagli nobili; servono ossa, cartilagini e grasso (biancostato e cappello del prete su tutti) per dare corpo.
- Il tempo è l’ingrediente segreto: Meno di tre ore è solo acqua sporca; il vero brodo richiede pazienza infinita e un sobbollire lento.
- La schiumatura è zen: Rimuovere le impurità iniziali con costanza è l’unico trucco per avere quel colore dorato e limpido.
- Il sale è l’ultimo tocco: Salate solo alla fine, a riduzione avvenuta, o rischierete un brodo imbevibile e troppo sapido.
Perché il vero brodo di carne odia la fretta moderna?
Viviamo in un’epoca assurda. Tutto deve essere “smart”, veloce, immediato. Clicchi, compri, mangi. Ma il brodo? Il brodo se ne frega dei vostri ritmi. È l’anti-modernità per eccellenza, ed è per questo che lo amo. Quando cercate una “Brodo di carne Ricetta” online, vi bombardano di trucchi per farlo in mezz’ora con la pentola a pressione. Per carità, se state morendo di fame va bene tutto. Ma il risultato perfetto, quello che ha una profondità di sapore che cambia a ogni cucchiaiata, non accetta scorciatoie.
Perché insistiamo tanto su queste benedette ore di cottura? Non è sadismo. È chimica, pura e semplice. Dobbiamo dare il tempo alle fibre della carne di rilassarsi completamente. Dobbiamo permettere al collagene — quella roba dura e bianca che tiene insieme le ossa e i muscoli — di sciogliersi piano piano. Avete presente quando il brodo freddo diventa una specie di gelatina tremolante? Ecco, quello è il Sacro Graal. Significa che il collagene si è sciolto. Se fate bollire tutto come pazzi per un’ora, otterrete solo carne dura come suole di scarpe e un’acqua che sa di poco. La pazienza è l’ingrediente che non potete comprare al supermercato.
Quali tagli di carne bisogna comprare (e cosa dire al macellaio)?
Qui casca l’asino. Se sbagliate la carne, avete perso prima ancora di accendere il gas. Vedo troppa gente comprare tagli magri pensando di fare un brodo “leggero”. Errore madornale. Il grasso è sapore. Il grasso è veicolo di profumo.
Il mio macellaio, un omone di nome Franco che ha le mani grandi come badili, una volta mi ha quasi lanciato un coltello dietro quando gli ho chiesto un taglio “senza grasso” per il brodo. “Ma che ci devi fare, lavarti i piedi?” mi ha urlato. Aveva ragione lui. Per una Brodo di carne Ricetta da manuale, dovete costruire una squadra, non prendere un solista. Ecco la mia formazione titolare:
- Biancostato (o Reale): È il capitano. Quella parte della pancia con le ossa piatte, strati di grasso e carne rossa. Regala un sapore intenso, quasi ferroso.
- Punta di petto: Aggiunge dolcezza. È un taglio onesto, lavoratore, che si sfalda meravigliosamente dopo tre ore.
- Cappello del prete: Questo è il fuoriclasse. Ha quella vena di gelatina interna che si scioglie e rende il liquido vellutato.
- Ossa: Non fatele mai mancare. Il ginocchio di manzo è l’ideale. Chiedete a Franco (o al vostro macellaio) di spezzarlo. Dobbiamo vedere il midollo.
E poi c’è il dilemma eterno: solo manzo o misto? Io sono emiliano d’adozione, quindi per me la risposta è una sola: misto. Dovete mettere dentro un quarto di gallina o, se è Natale, di cappone. Il volatile cambia tutto. Aggiunge una nota dolce, rotonda, elegante che il solo manzo non ha. Ah, e se volete strafare? Un pezzetto di lingua. Rilascia un sapore incredibile, anche se poi magari non la mangiate.
Acqua fredda o bollente? Perché tutti sbagliano l’inizio?
Sembra una banalità. Acqua è acqua, no? E invece qui si fa la storia. La regola d’oro della cucina, quella che vi tatuerete sul braccio, è questa:
- Volete mangiare la carne (bollito)? Acqua bollente. Lo shock chiude i pori e il sapore resta dentro.
- Volete il brodo (liquido)? Acqua ghiacciata.
Dovete prendere la pentola più grande che avete — quella che usate solo a Natale — riempirla di acqua freddissima dal rubinetto, immergere la carne e solo dopo accendere il fuoco. Perché? Immaginatelo come un risveglio dolce. L’aumento graduale della temperatura convince le cellule della carne ad aprirsi piano piano. I succhi, le proteine, i grassi escono dolcemente e si trasferiscono all’acqua. È uno scambio amoroso, non un’aggressione. Se partite col caldo, bloccate tutto. Avrete una carne decente e un’acqua sporca. Noi vogliamo l’opposto.
Verdure e aromi: stiamo facendo un brodo o un minestrone?
Calma con le verdure. Ho visto gente buttare dentro zucchine, finocchi, patate, pomodori interi. Fermatevi. Respirate. Il protagonista è la carne. Le verdure sono le coriste. Non devono cantare più forte del solista.
La trinità è sacra e intoccabile:
- Sedano: Due coste, quelle esterne, verdi e brutte.
- Carota: Una o due, non di più o diventa uno sciroppo dolce.
- Cipolla: Una, grande, dorata.
Qui vi svelo un trucco che ho rubato a uno chef di Bologna vent’anni fa. Non buttate la cipolla cruda. Tagliatela a metà, tenete la buccia (sì, la buccia! Dona un colore ambrato pazzesco) e mettetela su una padella rovente o direttamente sulla fiamma del gas. Fatela bruciare. La parte tagliata deve diventare nera. Quel sapore di tostato, di caramellato, darà al vostro brodo una complessità che farà impazzire i vostri ospiti. “Ma cos’è questo retrogusto?” vi chiederanno. Voi sorridete e non dite nulla.
Aromi? Pochi. Qualche grano di pepe nero, due chiodi di garofano (piantateli nella cipolla così non li perdete) e basta. Niente prezzemolo, che inacidisce. Niente aglio, per carità.
Come si ottiene quel colore dorato e limpido?
Avete messo tutto in pentola. Il fuoco è acceso. L’acqua inizia a scaldarsi. Ora, non andate via. Rimanete lì. Prima che inizi a bollire davvero, vedrete salire in superficie una schiuma grigia, brutta, che sembra fango. Non è sporco, sono proteine coagulate (albumina soprattutto) e residui di sangue. Se lasciate che l’acqua bolla forte, queste impurità si romperanno in mille pezzi microscopici e il vostro brodo resterà torbido per sempre. Nessun colino vi salverà.
Dovete armarvi di schiumarola e pazienza. Togliete quella schiuma. Fatelo con delicatezza. È un’operazione quasi zen. Io mi metto lì, guardo il vapore salire, ascolto la radio e pulisco il mio brodo. Più sarete bravi ora, più il risultato finale sarà cristallino, quel colore oro profondo che brilla nella scodella. Quando la schiuma smette di formarsi e il liquido inizia a sobbollire pulito, potete rilassarvi. Il peggio è passato.
Quanto deve bollire davvero questa benedetta “Brodo di carne Ricetta”?
Tre ore. Minimo. Quattro è meglio. Due è un crimine contro l’umanità. Il fuoco deve essere un sospiro. Il brodo non deve “bollire” come l’acqua della pasta. Deve “fremere”. A Napoli dicono che il ragù deve pippiare. Vale anche per il brodo. Deve fare una bollicina pigra ogni tanto. Blop… pausa… Blop.
Se bolle troppo forte, succede un disastro: il grasso si emulsiona con l’acqua (diventa come la maionese, microscopicamente parlando) e il brodo diventa lattescente, grasso al palato in modo sgradevole. Noi vogliamo limpidezza. Coprite la pentola, ma lasciate uno spiraglio col mestolo di legno.
Dopo due ore, la casa cambierà odore. Non saprà di cibo, saprà di “casa”. I vicini sapranno cosa state facendo. Mio figlio, che vive con le cuffie alle orecchie, scende sempre in cucina attratto da questo profumo primordiale. “Papà, quando si mangia?”. Il brodo unisce le persone prima ancora di arrivare in tavola.
Il sale: quando lo metto per non rovinare tutto?
C’è chi sala subito. Io dico di no. Assolutamente no. Durante la cottura, il liquido evapora. Il brodo si restringe. Se salate all’inizio la giusta quantità per quel volume d’acqua, dopo quattro ore vi ritroverete con il Mar Morto in pentola. Imbevibile.
Io aggiungo una presa piccolissima di sale grosso a metà cottura, giusto per aiutare l’estrazione, ma il vero aggiustamento lo faccio alla fine. Solo quando ho filtrato tutto, quando la magia è compiuta e ho il liquido puro davanti a me. Lì assaggio. Chiudo gli occhi e assaggio. Ricordatevi sempre: aggiungere sale si può sempre fare. Toglierlo è impossibile (e non provateci con la patata cruda, non funziona come dicono).
Come gestire il grasso: lo tengo o lo butto?
Dipende. Un buon brodo deve avere “gli occhi”. Quei cerchietti di grasso dorato che galleggiano sono veicoli di sapore. Un brodo completamente sgrassato è triste, è roba da ospedale. Non lo vogliamo.
Però, troppo grasso è pesante e copre il gusto dei tortellini. La tecnica infallibile è il freddo. Una volta pronto il brodo, filtratelo e lasciatelo raffreddare. Poi via in frigo per una notte intera. La mattina dopo, la magia della fisica vi regalerà una lastra di grasso bianco e solido in superficie.
A quel punto siete voi a comandare. Potete toglierlo tutto con un cucchiaio (è facilissimo, viene via a pezzi) e poi rimetterne un cucchiaino dentro per dare lucentezza. Io di solito ne tolgo l’80%. Lascio quel tanto che basta per ungere le labbra, ma non lo stomaco. Ah, quel grasso bianco non buttatelo! Usatelo per arrostire le patate al forno. Ringraziatemi dopo.
Filtrare come uno chef: cos’è l’etamina?
Non basta togliere la carne con la forchetta. Per avere quella “Brodo di carne Ricetta” trasparente, dovete filtrare sul serio. Il colino della pasta non basta. Le maglie sono troppo larghe. Prendete un colino fine e metteteci dentro un canovaccio di cotone pulito (lavato senza ammorbidente, vi prego, o il brodo saprà di lavanda!) o una garza alimentare, la cosiddetta etamina.
Versate il brodo attraverso questo tessuto. Il cotone tratterrà tutte le micro-particelle di carne, le spezie sbriciolate, i pezzetti di cipolla sfatti. Quello che colerà sotto sarà ambra liquida. È un passaggio che richiede due minuti ma cambia la vita. Non c’è niente di peggio che trovare un grano di pepe o un pezzetto d’osso mentre mangi un tortellino delicato.
Brodo per i tortellini o da bere: cambia qualcosa?
Eccome se cambia. Se il brodo serve per abbracciare i tortellini o i cappelletti, deve essere “di sostegno”. Non deve urlare più forte del ripieno (che ha già parmigiano, prosciutto, mortadella). Deve accompagnare. Qui il cappone è fondamentale per la dolcezza.
Se invece volete un brodo da bere in tazza, magari con un goccio di Porto o sherry, un consommé da meditazione nelle sere d’inverno, allora potete spingere. Usate più manzo, tostate di più la cipolla, mettete più pepe. Deve essere una sberla di sapore che vi rimette al mondo. Sapete, c’è molta scienza dietro a come le proteine ci nutrono, ed è per questo che il brodo è considerato una medicina da secoli. Se volete fare i secchioni e capire perché ci fa sentire così bene, date un occhio a cosa dice la scienza sulla Harvard T.H. Chan School of Public Health, ma onestamente? A me basta sapere che funziona.
Quali sono gli errori da evitare come la peste?
Ho visto cose che voi umani… ecco la lista degli orrori da evitare per salvare la vostra reputazione culinaria:
- Aggiungere acqua fredda in cottura: Se il brodo si riduce troppo, mai acqua fredda. Blocca tutto. Usate acqua bollente. Ma se avete tenuto il fuoco basso e il coperchio, non dovrebbe servire.
- Mescolare: Non è un risotto! Lasciatelo stare. Se mescolate, rompete le verdure e intorbidite il liquido. Mani in tasca.
- Carne vecchia: Il brodo non è il bidone dell’umido. Carne fresca, profumata. Se la carne è mediocre, il brodo sarà mediocre.
- Buttare la carne lessa: La carne che resta non è uno scarto, è il bollito! Mangiatela con la mostarda, con la salsa verde, o tritatela per fare le polpette. Buttare via quella carne è un peccato mortale.
Perché il giorno dopo è sempre più buono?
Il brodo è come noi: migliora invecchiando (fino a un certo punto). Appena fatto è ottimo, ma il giorno dopo è spaziale. I sapori si sono sposati, la struttura si è stabilizzata. Io lo faccio sempre il sabato per la domenica. O la vigilia per Natale.
Vi toglie anche un peso enorme. Immaginate la mattina di Natale: invece di sudare tra vapori e pentole, aprite il frigo, tirate fuori il vostro blocco di gelatina dorata, lo mettete sul fuoco e aspettate che si sciolga. Siete i re della festa con zero stress. Avete vinto tutto.
Come conservare l’oro liquido (il mio trucco dei cubetti)?
Fare il brodo è un lavoro lungo. Quando lo faccio, ne faccio una cisterna. Non ha senso sporcare tutto per un litro. Fatene cinque. Quello che non mangiate subito, congelatelo.
Io ho un trucco: prendo una parte del brodo e la faccio bollire ancora, finché non si riduce a un quinto. Diventa scuro, denso, appiccicoso. Lo verso nelle vaschette del ghiaccio e lo congelo. Quelli sono i miei “dadi” fatti in casa. Quando faccio un sugo veloce in settimana o salto due verdure in padella, butto dentro un cubetto di quella bomba di sapore. È l’arma segreta che fa chiedere agli amici: “Ma come fai a far venire le zucchine così buone?”.
I segreti regionali: il tocco di classe
L’Italia è bella perché è varia. In Emilia, qualche vecchia zia butta dentro una crosta di Parmigiano Reggiano (pulita grattandola col coltello) durante la cottura. Rilascia un umami pazzesco. Attenzione però: sala molto e intorbidisce un po’, quindi fatelo con cautela.
In Toscana ho visto aggiungere un pomodoro maturo per l’acidità. Al sud, a volte, un pezzetto di pomodoro secco per dare spinta. Non c’è una legge scritta sulla pietra, c’è la vostra “Brodo di carne Ricetta”. Partite dalle mie basi, imparate la tecnica, e poi fatelo vostro.
Il gran finale: servire i tortellini
Siamo alla fine. Il brodo è caldo, limpido, profumato. Buttate i tortellini. Occhio: cuociono in un attimo. Non guardate il telefono adesso! Appena salgono a galla, spegnete. Non servitelo bollente da ustione. Aspettate un minuto nella zuppiera. E il formaggio? Per me, una nevicata di Parmigiano è obbligatoria. Ma fate come volete.
Quando porto la zuppiera in tavola e vedo la mia famiglia che smette di parlare, affonda il cucchiaio e sorride… beh, quella è la ricompensa. Vale ogni minuto delle quattro ore passate a schiumare. Il brodo è questo: è prendersi cura di qualcuno, un cucchiaio alla volta.
Buon appetito.
Domande Frequenti – Brodo di carne Ricetta

Perché è importante partire con acqua fredda per il brodo di carne?
Partire con acqua fredda permette ai succhi, alle proteine e al grasso della carne di sciogliersi lentamente, facilitando un risultato limpido e ricco di sapore, evitando che il brodo diventi torbido o lattescente.
Quali tagli di carne sono ideali per preparare il brodo di carne?
I tagli migliori sono ossa, cartilagini e grasso come il biancostato, il cappello del prete, il reale e la punta di petto, preferibilmente con midollo, così da garantire sapore e consistenza ottimali.
Quanto tempo deve cuocere il brodo di carne?
Il brodo di carne richiede almeno tre ore di cottura a sobbollire lentamente, con un fuoco moderato, per permettere alle fibre di rilassarsi e al collagene di sciogliersi, ottenendo un risultato limpido e saporito.
Quando e come si salta il brodo per evitare che diventi troppo saporito o torbido?
Il sale si aggiunge solamente alla fine, dopo aver filtrato il brodo, per evitare che durante la cottura si riduca troppo e diventi troppo salato o torbido, mantenendo così il sapore equilibrato.
Come si mantiene e si conserva il brodo di carne per averlo a disposizione anche nei giorni successivi?
Il brodo può essere congelato in cubetti di ghiaccio, ottenuti riducendo il brodo a un quinto dopo averlo fatto bollire ulteriormente, garantendo così una riserva di sapore da usare in cene veloci o per arricchire altri piatti.
