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    Frittelle di alghe Ricetta (napoletane, “zeppole”)

    Jurica ŠinkoBy Jurica ŠinkoNovembre 6, 2025
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    Frittelle di alghe

    C’è un suono che per me è sinonimo di festa, di attesa, di felicità istantanea. È il sfrigolio. Quel tuffo netto di una pastella morbida nell’olio bollente. Se chiudo gli occhi, non sono nella mia cucina; sono a Napoli, in un vicolo del centro storico, col sole che batte e un “cuoppo” di carta che scotta tra le mani. Il profumo? Salato, sapido, inconfondibile. È il profumo del mare, fritto. Oggi parliamo di uno dei pilastri dello street food partenopeo, un capolavoro di semplicità che racchiude un’intera cultura: vi do la mia frittelle di alghe ricetta, quella che a Napoli chiamiamo semplicemente “zeppole”.

    Ma non le zeppole dolci di San Giuseppe. No.

    Queste sono palline d’oro salate, croccanti fuori e con un cuore sofficissimo, quasi etereo, punteggiato dal verde scuro delle alghe. Sono una dipendenza. Sono un ricordo. E prepararle in casa non è solo possibile, è un dovere verso il palato.

    Seguitemi. Mettiamo le mani in pasta.

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    Sommario

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    • Punti Chiave da Ricordare
    • Cos’è che rende queste “zeppole” così irresistibili?
    • Ma stiamo parlando di “Frittelle” o “Zeppole”?
    • Quali Alghe si Usano Esattamente per la Ricetta Originale?
      • E se non trovo le alghe fresche?
    • La mia prima volta… un disastro memorabile
    • La Frittelle di Alghe Ricetta: I Segreti di Mia Nonna
      • Gli Ingredienti: Pochi ma Perfetti
      • Il Procedimento Passo-Passo
    • Perché la Lievitazione è Così IMPORTANTE?
    • Un Tuffo nel Passato: Mio Zio Franco e il Sapore del Mare
    • Il Momento della Verità: Come Friggere alla Perfezione
      • Qual è l’Olio Migliore?
      • La Temperatura Giusta: Il Trucco del Cucchiai(n)o
      • La Tecnica: “Cucchiaiata” dopo “Cucchiaiata”
    • La Scienza della “Merenda” Perfetta
    • I Problemi Comuni (e Come Risolverli)
    • Al di là della Ricetta: Le Varianti
    • L’Abbinamento Perfetto: Cosa Bere con le Frittelle di Alghe?
    • Non solo Street Food: Come Servirle a Casa
    • Domande Frequenti – Frittelle di alghe Ricetta
      • Qual è la differenza tra zeppole salate e zeppole dolci a Napoli?
      • Perché la lievitazione è fondamentale per le frittelle di alghe?
      • Quali alghe si devono usare per la ricetta autentica?
      • Come si frigge perfettamente senza rischiare di bruciare o cucinare troppo le frittelle?
      • Qual è l’abbinamento migliore con le frittelle di alghe?

    Punti Chiave da Ricordare

    Prima di immergerci nell’olio bollente (metaforicamente, per ora), ecco cosa dovete assolutamente sapere:

    • Non sono “Zeppole” Dolci: A Napoli, “zeppola” può significare due cose. Questa è la versione salata, da aperitivo o antipasto, da non confondere con il dolce ripieno di crema.
    • L’Alga Giusta è la Lattuga di Mare: La tradizione vuole l’alga fresca, quella che i pescatori raccolgono e che sa intensamente di mare. Si chiama Ulva lactuca, o “lattuga di mare”.
    • Il Segreto è la Lievitazione: Non abbiate fretta. Il sapore e la sofficità di questa ricetta dipendono da una pastella ben lievitata, idratata al punto giusto, che deve quasi raddoppiare.
    • Frittura Veloce e Calda: L’olio deve essere caldissimo (ma non fumante) per creare lo shock termico che le sigilla, lasciandole asciutte e croccanti.
    • Mangiatele Subito: Le frittelle di alghe non aspettano. Vanno salate e mangiate bollenti, quando la crosta è al suo massimo e il vapore esce dal cuore morbido.

    Cos’è che rende queste “zeppole” così irresistibili?

    Capiamoci bene. Non stiamo parlando di alta cucina. Stiamo parlando di qualcosa di meglio: stiamo parlando di cibo del popolo, di cucina povera nel senso più nobile del termine. L’irresistibilità delle frittelle di alghe sta nel loro contrasto fondamentale.

    È un gioco di consistenze.

    Prima c’è il crunch. Il primo morso che rompe la crosticina dorata, sottile e friabile. Subito dopo, vieni avvolto da una nuvola. L’interno non è gommoso, non è pesante. È una sofficità umida, areata, quasi una spugna leggera. E poi, arriva il sapore. Il sale sulla superficie, la dolcezza delicata della pastella lievitata, e infine quel colpo di frusta sapido, iodato, che sa di scoglio e di mare pulito.

    Sono un’esperienza sensoriale completa. Il calore ti scotta le dita, il sale le unge, e il rumore della masticazione è quasi assordante. È questo che crea dipendenza.

    Ma stiamo parlando di “Frittelle” o “Zeppole”?

    La lingua italiana è meravigliosa, e quella napoletana lo è ancora di più. Tecnicamente, “frittella” è il termine italiano corretto per qualsiasi impasto, dolce o salato, fritto in olio. Ma se andate a Napoli e chiedete una “frittella di alghe”, potrebbero guardarvi con un sopracciglio alzato.

    Lì, si chiamano “zeppole” o, più affettuosamente, “zeppulelle ‘e alghe”.

    Questa è una zeppola salata. Nelle friggitorie storiche, le troverete accanto ai “panzarotti” (crocchè di patate), agli “scagliozzi” (triangoli di polenta fritta) e alle frittelle di fiori di zucca (spesso ripiene di ricotta). È parte della “frittura all’italiana”, un rito dell’antipasto napoletano. Quindi, per il resto d’Italia, state preparando una frittelle di alghe ricetta, ma per il vostro cuore (e per fare colpo sui vostri amici), state preparando delle vere zeppole napoletane.

    Quali Alghe si Usano Esattamente per la Ricetta Originale?

    Questa è la domanda da un milione di dollari, ed è ciò che separa una buona frittella da una autentica. L’alga che la tradizione napoletana impone è la Ulva lactuca, conosciuta comunemente come “lattuga di mare”. È di un verde brillante, traslucida, con foglie larghe e ondulate che ricordano davvero una foglia di insalata.

    Cresce abbondantemente nel Golfo di Napoli, attaccata agli scogli appena sotto la superficie dell’acqua. Ha un profumo delicato ma penetrante, un concentrato di mare. I pescatori la raccolgono e la vendono freschissima, ancora umida e salata, nei mercati del pesce. Va sciacquata molto bene sotto l’acqua corrente per eliminare ogni residuo di sabbia, poi tritata grossolanamente al coltello e unita all’impasto.

    Il suo sapore è la chiave: non sa “di pesce”, sa “di mare”. È iodio puro.

    E se non trovo le alghe fresche?

    Ammetto che fuori dalla Campania, trovare la lattuga di mare fresca è un’impresa. Non disperate. Abbiamo un’alternativa più che valida che, onestamente, uso spesso anche io per praticità.

    Le alghe disidratate.

    Nei negozi di alimentari ben forniti, o online, potete trovare le “alghe in fiocchi” o “alghe per frittelle”. Spesso sono un mix di diverse alghe (tra cui la stessa Ulva) sminuzzate e seccate. Il risultato è eccellente, anche se leggermente diverso. L’aroma è più concentrato, quasi più “tostato”. Il vantaggio è che potete dosarle con precisione e averle sempre in dispensa. Generalmente si usano direttamente secche nell’impasto umido, oppure si possono far rinvenire per qualche minuto in una tazzina d’acqua tiepida prima di incorporarle.

    Evitate, se potete, le alghe giapponesi come la Nori o la Kombu. Sono fantastiche per altri usi, ma il loro profilo aromatico è diverso e vi porterebbe lontano dalla tradizione napoletana.

    La mia prima volta… un disastro memorabile

    Devo confessarvi una cosa. La mia prima volta con la frittelle di alghe ricetta è stata un disastro. Un vero e proprio disastro comico. Avevo vent’anni, mi sentivo uno chef navigato e decisi di prepararle per un aperitivo con amici.

    Cosa poteva andare storto? Tutto.

    Il mio errore principale fu la pastella. Troppo liquida. Tragicamente liquida. Non avevo rispettato i tempi di lievitazione, convinto che “più o meno” fosse sufficiente. Quando cercai di tuffare la prima cucchiaiata nell’olio, la pastella si disintegrò. Splash. Olio bollente ovunque. La mia cucina sembrava un dipinto di Jackson Pollock. Il fumo invase la casa. Le poche “cose” che riuscii a tirare fuori erano o crude dentro o carbonizzate fuori. Pesanti, unte, immangiabili.

    Fu mia nonna a salvarmi, ridendo sotto i baffi. Venne in cucina, scuotendo la testa. “Aggia pacienza,” mi disse. “Devi avere pazienza. L’impasto deve ‘pensare’, deve riposare. E l’olio deve ‘parlare’, non ‘urlare'”.

    La sua lezione più grande? La pazienza fa le frittelle d’oro. E aveva ragione.

    La Frittelle di Alghe Ricetta: I Segreti di Mia Nonna

    Dopo quel disastro, ho passato anni a perfezionare la tecnica. Questa non è solo una lista di ingredienti; è un metodo, un rituale. È la ricetta che funziona, bilanciata per ottenere quella crosta sottile e quel cuore da nuvola.

    Gli Ingredienti: Pochi ma Perfetti

    La semplicità richiede qualità. Non potete barare sugli ingredienti quando sono così pochi.

    • Acqua: 500 ml (a temperatura ambiente, o leggermente tiepida)
    • Farina “00”: 450 g (una farina non troppo forte, quella per pizza va benissimo)
    • Lievito di Birra Fresco: 10 g (il classico cubetto)
    • Sale Fino: 10 g (da mettere solo nell’impasto)
    • Alghe: 30 g (se usate quelle fresche, ben sciacquate e tritate) OPPURE 15 g (se usate quelle secche in fiocchi)
    • Per Friggere: Olio di semi di arachidi (abbondante, circa 1,5 litri)
    • Per Finire: Sale grosso (q.b., da mettere dopo la frittura)

    Il Procedimento Passo-Passo

    Prendetevi il vostro tempo. La fretta, come ho imparato, è la nemica numero uno.

    1. Attivare il Lievito: In una ciotola capiente, versate i 500 ml di acqua tiepida (non calda, o ucciderete il lievito!). Sbriciolateci dentro il lievito di birra fresco e mescolate con una forchetta finché non è completamente sciolto.
    2. Preparare la Pastella: Iniziate a incorporare la farina, un po’ alla volta, direttamente nell’acqua con il lievito. Mescolate energicamente con una frusta a mano. È importante evitare i grumi. Dovete ottenere una pastella liscia, vellutata, che “scrive”. Deve essere più densa di quella per le crêpes, ma più morbida di un impasto per pane. Deve “cadere” dalla frusta, ma con una certa resistenza. 3*.* Il Sale e le Alghe: Solo ora, aggiungete i 10 g di sale fino. (Metterlo prima avrebbe potuto inibire il lievito). Mescolate bene. Infine, incorporate le alghe, fresche tritate o secche, distribuendole uniformemente.
    3. La Magia: La Lievitazione: Coprite la ciotola con pellicola trasparente o un canovaccio pulito. Ora dovete dimenticarvela. Lasciatela lievitare in un luogo tiepido, lontano da spifferi (il forno spento con la luce accesa è perfetto).

    Quanto tempo? Almeno 2-3 ore. L’impasto deve visibilmente crescere, quasi raddoppiare, e fare le bolle in superficie. Sarà vivo, gonfio, pronto.

    Perché la Lievitazione è Così IMPORTANTE?

    Senza una corretta lievitazione, le vostre non saranno zeppole. Saranno sassi unti. È durante questo riposo che accade la magia. I lieviti (Saccharomyces cerevisiae) iniziano a “mangiare” gli zuccheri semplici presenti nella farina. Come prodotto di scarto, producono due cose: alcol (che evaporerà in cottura) e, soprattutto, anidride carbonica (CO2).

    Questa CO2 rimane intrappolata nella rete di glutine che avete sviluppato mescolando la farina. Sono bolle di gas. Più l’impasto lievita, più queste bolle si espandono, rendendo la pastella leggera e areata.

    Quando tufferete questa pastella nell’olio bollente, il calore farà espandere quel gas in modo esplosivo e trasformerà l’acqua in vapore. È questo che fa “gonfiare” la frittella e crea quell’interno sofficissimo e alveolato. Una pastella non lievitata è densa, compatta. L’olio farà fatica a penetrare e cuocere l’interno prima di bruciare l’esterno. Il risultato è la tragedia che ho vissuto io: crudo dentro e unto fuori.

    Datele tempo. È il singolo passo più importante di tutta la ricetta.

    Un Tuffo nel Passato: Mio Zio Franco e il Sapore del Mare

    L’odore delle alghe mi riporta sempre a un’immagine precisa. Avrò avuto otto anni. Ero su una piccola barca da pesca, la Santa Lucia, che puzzava di sale, gasolio e pesce. Mio zio Franco, un uomo con la pelle come il cuoio e due mani che sembravano pale, stava tirando su le reti. Tra i pesci che si dimenavano, c’erano questi ciuffi verdi, brillanti.

    “Che sono, zio?” chiesi. Lui ne prese un ciuffo, lo sciacquò velocemente con l’acqua di mare e me lo porse. “Assaggia. È ‘o sapore ‘e mare.” Era salatissimo, gommoso, ma incredibilmente buono.

    Quel pomeriggio, tornati a riva, sua moglie preparò la pastella e ci frisse dentro quelle alghe. Le mangiammo così, in piedi sul molo, con le mani unte. Mio zio mi diede una pacca sulla schiena. “Questa,” disse, “è la nostra vera merenda.”

    Ecco da dove viene questo piatto. Non dalle cucine dei re, ma dalle barche dei pescatori. È un cibo nato dalla necessità, dall’usare ogni singola risorsa che il mare offriva. Ed è per questo che ha un sapore così vero, così potente.

    Il Momento della Verità: Come Friggere alla Perfezione

    Avete la vostra pastella, gonfia e bollosa. La cucina è pronta. Non rovinate tutto ora. La frittura è un’arte veloce.

    Qual è l’Olio Migliore?

    Vi serve un olio con un punto di fumo alto, che possa raggiungere temperature elevate senza bruciare e diventare amaro. L’olio d’oliva, per quanto nobile, non va bene per questa ricetta: ha un sapore troppo dominante e un punto di fumo troppo basso.

    La scelta migliore è l’olio di semi di arachidi. È stabile, ha un sapore neutro e regge temperature fino a 230°C. In alternativa, un buon olio di semi di girasole può funzionare. Siate generosi: le frittelle devono nuotare, non toccare il fondo. Usate un tegame dai bordi alti.

    La Temperatura Giusta: Il Trucco del Cucchiai(n)o

    La temperatura ideale è tra i 170°C e i 180°C. Se è troppo bassa, le frittelle assorbiranno olio diventando pesanti. Se è troppo alta, si bruceranno fuori rimanendo crude dentro.

    Se non avete un termometro da cucina, usate il trucco della nonna: immergete il manico di un cucchiaio di legno nell’olio. Se intorno al legno si formano immediatamente tante bollicine vivaci, l’olio è pronto. Se frigge violentemente, è troppo caldo. Se fa poche bolle pigre, è ancora freddo.

    La Tecnica: “Cucchiaiata” dopo “Cucchiaiata”

    Questo è il passaggio che vi sporcherà le mani, ed è giusto così. Bagnate due cucchiai nell’olio caldo (questo eviterà che la pastella si attacchi). Con un cucchiaio, prendete una porzione di impasto (non troppo grande, si gonfierà molto). Con l’aiuto dell’altro cucchiaio, fatela scivolare delicatamente nell’olio.

    Non affollate la padella! Friggete 4-5 frittelle alla volta, non di più. Se ne mettete troppe, la temperatura dell’olio crollerà di colpo.

    Vedrete la magia accadere. In pochi secondi, la frittella si gonfierà e, molto spesso, si girerà da sola. Cuociono velocemente, circa 2-3 minuti in totale. Devono essere di un bel colore dorato uniforme. Scolatele con una schiumarola e trasferitele su un vassoio coperto con carta assorbente per fritti.

    E ora, il tocco finale: mentre sono ancora bollenti, una generosa manciata di sale grosso. Il sale si attaccherà all’unto e completerà il sapore.

    La Scienza della “Merenda” Perfetta

    Perché una cosa così semplice ci manda il cervello in estasi? La risposta sta in una parola: umami. Le alghe, in particolare la lattuga di mare, sono naturalmente ricche di glutammato monosodico, l’amminoacido responsabile di quel sapore “sapido”, ricco e appagante che gli scienziati chiamano, appunto, umami.

    Quando combinate l’umami delle alghe con i carboidrati complessi della farina (che si caramellizzano in frittura, creando la reazione di Maillard) e il grasso dell’olio, ottenete la trinità perfetta del cibo che crea dipendenza. Il nostro cervello è biologicamente programmato per desiderare questa combinazione di grasso, sale e carboidrati.

    Le frittelle di alghe non sono solo buone. Sono scientificamente progettate per esserlo. Come sottolinea l’autorevole Umami Information Center, l’umami amplifica la percezione degli altri sapori, rendendo il sale più salato e l’impasto più gustoso.

    I Problemi Comuni (e Come Risolverli)

    Durante le vostre prove, potreste incontrare qualche ostacolo. Niente panico, ecco la guida rapida per salvare le vostre zeppole.

    • Il Problema: Le frittelle assorbono troppo olio e risultano pesanti.
      • La Causa: L’olio non era abbastanza caldo. La pastella è rimasta a “mollo” troppo a lungo prima che si formasse la crosta esterna.
      • La Soluzione: Alzate la fiamma. Aspettate che l’olio torni in temperatura prima di tuffare il prossimo giro. Scolatele molto bene.
    • Il Problema: Sono crude dentro e bruciate fuori.
      • La Causa: L’esatto opposto. L’olio era troppo caldo, quasi fumante. La crosta si è formata istantaneamente, ma l’interno non ha avuto il tempo di cuocere.
      • La Soluzione: Abbassate leggermente la fiamma. Fate frittelle più piccole, così il calore penetra più velocemente.
    • Il Problema: La pastella non è cresciuta.
      • La Causa: 99% delle volte, il lievito era morto. O era vecchio, o l’acqua che avete usato era troppo calda e lo ha ucciso.
      • La Soluzione: Purtroppo, dovete ricominciare. Controllate la data di scadenza del lievito e usate acqua tiepida, mai calda al tatto.
    • Il Problema: Le frittelle sono piatte, dure, non si sono gonfiate.
      • La Causa: Poca lievitazione. Avete avuto fretta. Oppure la pastella era troppo densa (troppa farina).
      • La Soluzione: La prossima volta, aspettate. L’impasto deve essere visibilmente gonfio e pieno di bolle prima di iniziare a friggere.

    Al di là della Ricetta: Le Varianti

    Una volta padroneggiata la ricetta base, potete iniziare a divertirvi. La frittelle di alghe ricetta è una tela bianca. In molte famiglie napoletane, la stessa pastella viene usata per friggere altre cose.

    Potete arricchirla con:

    • Fiori di Zucca: Tritati finemente e aggiunti all’impasto, danno un tocco dolce e colorato.
    • Alici Salate: Un pezzetto di alice salata (dissalata) messo al centro di ogni frittella prima di friggerla. Una bomba di sapidità.
    • Baccalà: Piccoli pezzetti di baccalà già lessato e sbriciolato. Diventano delle frittelle ancora più ricche e sostanziose.
    • Pepe Nero: Una generosa macinata di pepe nero fresco nell’impasto dà una spinta piccante che contrasta benissimo con il grasso.

    L’Abbinamento Perfetto: Cosa Bere con le Frittelle di Alghe?

    State mangiando qualcosa di unto, salato e sapido. Avete bisogno di qualcosa che pulisca il palato. La risposta è una sola: bollicine. L’anidride carbonica e l’acidità sgrassano la bocca e vi preparano al morso successivo.

    Un buon Prosecco Valdobbiadene è la scelta più ovvia e sempre vincente. Se volete rimanere in Campania, un Asprinio d’Aversa Spumante è la perfezione, con la sua acidità tagliente.

    Non amate le bolle? Un bianco fermo, fresco e minerale. Un Greco di Tufo, una Falanghina, o anche un buon Vermentino. E, naturalmente, non si sbaglia mai con una birra chiara, leggera e ghiacciata. Una semplice Lager che fa il suo lavoro.

    Non solo Street Food: Come Servirle a Casa

    Queste frittelle nascono per essere mangiate per strada, da un “cuoppo” di carta paglia. Ma a casa, diventano un antipasto strepitoso o il re dell’aperitivo.

    Preparatele per i vostri ospiti. Ma, vi prego, fatele all’ultimo secondo. Il momento migliore per servirle è letteralmente 30 secondi dopo averle scolate dall’olio. Disponetele su un piatto da portata caldo, senza ammassarle (o il vapore le renderà molli), e portatele in tavola immediatamente.

    Sono il modo migliore per iniziare una cena, specialmente se a base di pesce. Rompono il ghiaccio, mettono allegria e aprono lo stomaco.

    Per me, preparare questa ricetta è più che cucinare. È un modo per onorare i ricordi di mio zio Franco, per sentire ancora le risate di mia nonna in cucina. È portare un pezzo di Napoli, del suo mare e della sua anima rumorosa, direttamente sulla mia tavola.

    È uno sfrigolio che sa di casa.

    Adesso tocca a voi. Sporcatevi le mani. Siate pazienti con la lievitazione e coraggiosi con l’olio bollente. E poi, godetevi una delle meraviglie più semplici e buone della nostra cucina.

    Domande Frequenti – Frittelle di alghe Ricetta

    Qual è la differenza tra zeppole salate e zeppole dolci a Napoli?

    Le zeppole salate sono palline croccanti e soffici ripiene di alghe, mentre le zeppole dolci di San Giuseppe sono ripiene di crema e sono un dolce tipico festa.

    Perché la lievitazione è fondamentale per le frittelle di alghe?

    La lievitazione permette alla pastella di diventare leggera, areata e soffice attraverso la produzione di bolle di anidride carbonica, che assicurano una consistenza perfetta e un interno morbido.

    Quali alghe si devono usare per la ricetta autentica?

    L’alga tradizionale è la Ulva lactuca, chiamata anche lattuga di mare, raccolta fresca dai pescatori nel Golfo di Napoli. In alternativa, si possono usare alghe in fiocchi disidratate, preferibilmente di origine non giapponese come Nori o Kombu.

    Come si frigge perfettamente senza rischiare di bruciare o cucinare troppo le frittelle?

    L’olio deve essere molto caldo, tra 170°C e 180°C, e si verifica con il trucco dei cucchiai. La frittura si fa con cucchiai bagnati che aiutano a controllare la cottura, e le frittelle devono essere cotte pochi minuti fino a doratura uniforme.

    Qual è l’abbinamento migliore con le frittelle di alghe?

    Le bollicine, come un Prosecco Valdobbiadene o uno spumante Asprinio d’Aversa, sono ideali per pulire il palato. In alternativa, un bianco fresco come il Greco di Tufo o una birra leggera sono ottimi abbinamenti.

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    Jurica Šinko
    Sono un appassionato ricercatore della gastronomia e delle tradizioni culinarie italiane. Attraverso le mie ricette e i miei consigli, il mio obiettivo è condividere i segreti dei sapori perfetti, garantendo che ogni piatto che preparate sia un successo.
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