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    Ricette Oro: La Vera Cucina Italiana e i Segreti del Gusto
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    Pasta e Patate La ricetta napoletana (cremosa)

    Jurica ŠinkoBy Jurica ŠinkoDicembre 4, 2025
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    Pasta e Patate

    Fuori pioveva che Dio la mandava. Me lo ricordo come fosse ieri. Ero un ragazzino, fradicio fino alle ossa dopo una partita a pallone finita male, e salendo le scale di casa sentii quel profumo. Non era solo cibo. Era un segnale di fumo che diceva “sei a casa, sei al sicuro”. Mia nonna non mi chiese nemmeno come stavo. Mi mise davanti un piatto fumante di Pasta e Patate La ricetta quella vera, quella che sfida la forza di gravità.

    Non parlo di quelle zuppette liquide che ti servono in certi posti “turistici”, dove la pasta galleggia triste in un mare di brodo scialbo. Parlo di una cosa seria. Parlo di quel miracolo denso, “azzeccato”, dove il cucchiaio resta in piedi da solo come la spada nella roccia.

    Oggi non vi insegno solo a cucinare. Oggi vi porto dentro la mia cucina, vi racconto gli errori che ho fatto io (e ne ho fatti tanti, credetemi) e vi spiego perché questo piatto povero vale più di un’aragosta. Mettetevi il grembiule, quello brutto che usate per friggere, perché qui ci si sporca le mani.

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    Sommario

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    • Key Takeaways
    • Ma perché tutti sbagliano a chiamarla minestra?
    • Come si ottiene quella crema che non scivola via?
    • Pasta mista o niente: è davvero così fondamentale?
    • La provola va messa subito o alla fine?
    • Che ci faccio con la scorza del formaggio?
    • Quale patata non ti tradisce mai?
    • Quanto tempo devo perdere appresso al soffritto?
    • Ingredienti per 4 persone (che vogliono mangiare bene)
    • Pasta e Patate La ricetta: Come si fa sul serio
    • Il momento della mantecatura: spegni tutto!
    • E se mi viene troppo liquida che faccio?
    • La posso mangiare il giorno dopo o fa schifo?
    • Domande Frequenti – Pasta e Patate La ricetta
      • Qual è la differenza tra Pasta e Patate e una minestra tradizionale?
      • Perché è importante usare pasta mista in questa ricetta?
      • Come si ottiene quella crema densa e compatta senza usare frullatori o omogeneizzanti?
      • Qual è il momento giusto per aggiungere la provola e come si fa per farla sciogliere senza che diventi un blocco di plastica?
      • Quale ruolo ha la scorza di formaggio e come si utilizza correttamente?

    Key Takeaways

    • La regola del cucchiaio in piedi: Se la pasta scivola via dal cucchiaio, avete fatto una minestra, non la pasta e patate. Deve essere densa, cremosa, quasi un risotto.
    • La magia della scorza: Quella crosta di Parmigiano che state per buttare? È il segreto del sapore. Va pulita e buttata in pentola a combattere con le patate.
    • La “Munnezzaglia” è sacra: Usare la pasta mista non è un ripiego, è l’unica via. Le diverse consistenze in bocca fanno la differenza tra un piatto buono e un capolavoro.
    • Cottura risottata: Niente bollitura a parte. La pasta deve bere l’amido delle patate direttamente in pentola. È chimica, ma sembra magia.
    • Il riposo del guerriero: Appena cotta non si tocca. Dovete aspettare quei due minuti che la rendono perfetta.

    Ma perché tutti sbagliano a chiamarla minestra?

    Mi sale il sangue al cervello quando sento chiamare questo piatto “minestrina”. La differenza è abissale, roba da far rivoltare i santi nel calendario. Una minestra è liquida, conforta ma non riempie l’anima. La Pasta e Patate La ricetta napoletana è sostanza pura. È un piatto di terra, nato dalla fame vera, quella che doveva saziarti per tutto il giorno con tre ingredienti in croce.

    Vi racconto questa. Anni fa, volevo fare colpo su una ragazza. “Ti cucino napoletano”, dissi gonfiando il petto. Preparai questa pasta e patate, ma per paura di bruciarla misi troppa acqua. Risultato? Lei mangiava, sorrideva educatamente, e intanto cercava di pescare i maccheroni che nuotavano nel piatto come naufraghi. Un disastro. Lì ho imparato la lezione più importante: l’acqua è nemica della felicità, se non la sai dosare.

    La filosofia qui è “togliere”, non aggiungere. Bisogna far evaporare, concentrare, restringere. Il risultato finale non deve essere qualcosa che sorseggi, ma qualcosa che mastichi con soddisfazione, sentendo la resistenza della pasta e la morbidezza della patata che si fondono.

    Come si ottiene quella crema che non scivola via?

    Sentite a me, lasciate perdere il frullatore a immersione. Se vi vedo frullare le patate per fare la “cremina”, chiamo la polizia gastronomica. Quella non è cremosità, è omogeneizzato per neonati. La vera cremosità napoletana è “l’azzeccatura”.

    È una questione di pazienza e amido. Quando buttate la pasta direttamente nella pentola con le patate quasi sfatte e pochissimo liquido, succede un miracolo chimico. L’amido della pasta non si perde nell’acqua di scolo (che buttate via), ma rimane lì. Si abbraccia con l’amido delle patate.

    Dovete curarla come un bambino piccolo. Girate, girate e girate ancora. Il cucchiaio di legno deve raschiare il fondo, sentire che il composto si sta addensando. È faticoso? Sì. Vi farà male il braccio? Probabile. Ma quando vedrete quella “bava” bianca e densa che lega tutto, capirete che ne è valsa la pena. Se non sudate un po’ vicino ai fornelli, non state cucinando davvero.

    Pasta mista o niente: è davvero così fondamentale?

    Aprite la dispensa. Avete pacchi di pasta a metà? Tre penne in un sacchetto, un pugno di fusilli in un altro, spaghetti spezzati? Ecco, quella è la base della felicità. A Napoli la chiamiamo “munnezzaglia”, che suona brutto (significa spazzatura), ma è geniale.

    Oggi la pasta mista si vende già pronta nelle scatole eleganti, ma il senso è quello. Perché è fondamentale? Provate a immaginare. Mettete in bocca un boccone. I denti incontrano prima la resistenza dura di uno zito spezzato, poi la morbidezza di una conchiglietta che ha raccolto il sugo al suo interno, poi un pezzo di spaghetto scivoloso.

    È una festa per il palato. Se usate un formato solo, il piatto diventa monotono dopo tre forchettate. Con la pasta mista, ogni boccone è una sorpresa diversa. Se proprio non la trovate, spezzate a mano gli spaghetti e mischiateli coi tubetti. Ma la mista… la mista è poesia.

    La provola va messa subito o alla fine?

    Qui si gioca la partita tra un piatto buono e uno indimenticabile. La provola (o scamorza affumicata, se siete al Nord e la provola di Agerola ve la sognate) è l’anima affumicata del piatto. Ma occhio, che il formaggio è traditore.

    Se la mettete mentre la pentola bolle sul fuoco vivo, la provola fila per un secondo e poi diventa un blocco di plastica dura sul fondo. Un incubo da masticare e da pulire.

    Il mio segreto? Spegnete tutto. Togliete la pentola dal fuoco. Respirate. Aspettate trenta secondi che il bollore infernale si calmi. Solo allora buttate dentro la provola a cubetti. Mescolate veloci, come se non ci fosse un domani. Il calore residuo scioglierà il formaggio trasformandolo in una crema filante che si aggrappa alla pasta, senza cuocerlo. Sentirete quel profumo di fumo salire su e vi verrà voglia di mangiarla direttamente dalla pentola. Fatelo, nessuno vi giudica.

    Che ci faccio con la scorza del formaggio?

    Non vi azzardate a buttarla nell’umido. La scorza del Parmigiano o del Grana è oro colato. Mia nonna diceva che buttare le scorze era peccato mortale, e aveva ragione.

    Prendete quella crosta dura, prendete un coltellino e grattate via la parte esterna, quella con le scritte, finché non torna chiara. Lavatela bene sotto l’acqua calda. Poi tagliatela a pezzettoni e buttatela nel soffritto insieme alle patate.

    Cosa succede dopo è magia pura. In cottura, la crosta si ammorbidisce. Rilascia tutto il sale e il sapore concentrato che ha accumulato in anni di stagionatura. Diventa gommosa, masticabile, sapida. Quando servite il piatto, chi trova il pezzo di crosta nel suo piatto ha vinto la lotteria del pranzo. È il boccone più buono di tutti, quello per cui si litiga a tavola.

    Quale patata non ti tradisce mai?

    Non andate al supermercato a prendere il primo sacco di patate che capita, quelle che sanno di acqua e polistirolo. Per la Pasta e Patate La ricetta serve la materia prima giusta.

    Vi servono patate vecchie, brutte, piene di terra. Quelle a pasta gialla o bianca che hanno tanto amido e poca acqua. Le patate novelle lasciatele per fare l’arrosto. Qui ci serve una patata che abbia voglia di disfarsi, di sacrificarsi per la causa.

    Io le taglio male. Sì, avete capito bene. Faccio cubetti precisi, ma poi lascio sempre dei pezzi più grandi e altri minuscoli. I pezzi minuscoli spariranno, sciogliendosi e creando la crema. I pezzi grandi resteranno lì, morbidi come il burro, a ricordarvi che state mangiando patate vere. L’imperfezione, in questo piatto, è la vera perfezione.

    Quanto tempo devo perdere appresso al soffritto?

    “Perdere” tempo? Non stai perdendo tempo, stai costruendo le fondamenta. Se il soffritto è bruciato o crudo, tutto il resto crolla.

    Prendete una pentola di coccio o di ghisa pesante. Metteteci l’olio buono, quello che pizzica in gola. Io ci metto pure una puntina di strutto, alla faccia del colesterolo, perché il sapore che dà non si batte. Poi sedano, carota e cipolla tritati fini fini. E la pancetta tesa (o il guanciale, se vi sentite ricchi).

    Mettete sul fuoco basso e aspettate. La cipolla non deve bruciare, deve “sudare”. La pancetta deve diventare trasparente, il grasso si deve sciogliere piano piano e abbracciare le verdure. Sentite il profumo? Quando la cucina inizia a odorare di domenica mattina dalla nonna, allora, e solo allora, potete buttare le patate. Non abbiate fretta. La fretta mangia male.

    Ingredienti per 4 persone (che vogliono mangiare bene)

    • Pasta Mista: 320g (ma anche 350g se avete fame vera)
    • Patate: 600g (pesate dopo che le avete sbucciate)
    • Provola affumicata: 150g (se è fresca, tenetela in frigo aperta per un giorno così si asciuga)
    • Parmigiano Reggiano: Abbondante, più 2 o 3 scorze pulite
    • Pancetta tesa: 100g a listarelle (o dadini, ma le listarelle sono meglio)
    • Sedano, Carota, Cipolla: Il trito sacro
    • Pomodorini: 3 o 4 del piennolo, o un cucchiaio di concentrato (facoltativo, ma ci sta)
    • Olio EVO e (opzionale) strutto: q.b.
    • Sale e Pepe nero: Pepe come se piovesse

    Pasta e Patate La ricetta: Come si fa sul serio

    1. Si parte dal grasso: Nella pentola seria, scaldate olio e strutto. Buttate la pancetta. Fatela sfrigolare allegra. Quando il grasso è diventato liquido e la carne croccante, giù con le verdure. Fate appassire tutto con calma olimpica.
    2. Patate e croste: Buttate dentro le patate tagliate irregolari e le scorze di formaggio. Fatele rosolare. Devono prendere sapore, devono “sigillarsi” un attimo. Girate sempre per non far attaccare nulla.
    3. Il rosso (poco): Se volete il tocco rosato, buttate i pomodorini schiacciati o il concentrato. Non deve diventare una pasta al sugo, deve solo sporcarsi un po’.
    4. L’acqua (poca): Coprite le patate con acqua bollente. Solo a coprirle, non fate la piscina. Un pizzico di sale (occhio che c’è la pancetta e le croste). Coprite e fate cuocere una ventina di minuti. Le patate devono cedere se le premete col cucchiaio.
    5. Il momento della verità: Controllate l’acqua. Ve ne serve abbastanza per cuocere la pasta, ma ricordatevi che deve restringersi tutta. Buttate la pasta mista.
    6. La risottatura: Ora non vi muovete da lì. Girate spesso. Se si asciuga troppo e la pasta è ancora dura, aggiungete un mestolino d’acqua bollente. Ma poco alla volta! Dovete sentire il rumore della pentola che cambia, da liquido a cremoso. Quel suono “blo-blo” denso è la musica che cercate.

    Il momento della mantecatura: spegni tutto!

    Pasta cotta al dente? Acqua quasi sparita? Perfetto. Spegnete il fuoco. Togliete la pentola dal calore.

    Buttate dentro il Parmigiano grattugiato e una macinata di pepe nero che vi faccia starnutire. Girate. Ora la provola. Buttate i cubetti, date due girate veloci e mettete subito il coperchio.

    Contate fino a 120. Due minuti di orologio. In questo tempo, al buio e al caldo, i sapori fanno amicizia. La provola si scioglie senza filare via. Quando aprite il coperchio, sarete investiti da una nuvola di profumo che vi ripagherà di tutto.

    E se mi viene troppo liquida che faccio?

    Può capitare, dai. Magari vi siete distratti col telefono. Non servitela liquida, per carità.

    Se la pasta è ancora dura, alzate la fiamma al massimo e girate come pazzi per far evaporare l’acqua. Se la pasta è già cotta, c’è un trucco da bari: prendete un mestolo di patate e pasta, frullatelo al volo e ributtatelo dentro. L’amido extra asciugherà tutto. E abbondate col formaggio grattugiato, che “tira” i liquidi. E la prossima volta, meno acqua!

    La posso mangiare il giorno dopo o fa schifo?

    Scherziamo? La pasta e patate riscaldata è patrimonio dell’umanità. A Napoli si dice che è più buona “arriposata”.

    Se vi avanza (difficile, ma possibile), mettetela in frigo. Il giorno dopo sarà un mattoncino compatto. Mettetela in una padella antiaderente con un filo d’olio e fatela abbrustolire finché non fa la crosticina sotto. Quella crosticina bruciacchiata è la cosa più buona del mondo. Fidatevi di me.

    Se volete capire meglio perché questi piatti poveri fanno così bene alla salute e all’umore, date un’occhio agli studi sulla dieta mediterranea dell’Università Federico II.

    Insomma, la Pasta e Patate La ricetta napoletana non è roba da chef stellati con le pinzette. È roba di pancia, di cuore, di famiglia. È il piatto che ti rimette al mondo quando hai avuto una giornata storta.

    Provateci. Sporcatevi le mani. E se la prima volta non viene perfetta, fregatevene e riprovate. L’importante è che quando portate il cucchiaio alla bocca, chiudete gli occhi e sentite Napoli. Buon appetito!

    Domande Frequenti – Pasta e Patate La ricetta

    Pasta e Patate

    Qual è la differenza tra Pasta e Patate e una minestra tradizionale?

    La Pasta e Patate napoletana è un piatto di sostanza, denso e cremoso, che riempie l’anima e si basa su una cottura risottata con pochi ingredienti, differenziandosi da una minestra liquida e più leggera.

    Perché è importante usare pasta mista in questa ricetta?

    La pasta mista offre una varietà di consistenze e forme che rendono il piatto più interessante e gustoso, evitando la monotonia di usare un solo tipo di pasta e creando una festa di sapori e consistenze in ogni boccone.

    Come si ottiene quella crema densa e compatta senza usare frullatori o omogeneizzanti?

    La cremosità si ottiene facendo cuocere la pasta direttamente con le patate quasi sfatte e molto poca acqua, permettendo all’amido di rimanere nella pentola e legare tutto, mescolando continuamente fino a ottenere una consistenza densa e avvolgente.

    Qual è il momento giusto per aggiungere la provola e come si fa per farla sciogliere senza che diventi un blocco di plastica?

    Bisogna spegnere il fuoco, aspettare circa trenta secondi che il bollore si calmi, poi aggiungere la provola a cubetti e mescolare velocemente, lasciando che il calore residuo sciolga il formaggio in modo cremoso senza farlo filare via.

    Quale ruolo ha la scorza di formaggio e come si utilizza correttamente?

    La scorza di Parmigiano o Grana, pulita e lavata, viene aggiunta al soffritto di patate per conferire sapore concentrato durante la cottura, e la sua ammorbidimento crea un boccone sapido e delizioso che arricchisce il piatto.

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    Jurica Šinko
    Sono un appassionato ricercatore della gastronomia e delle tradizioni culinarie italiane. Attraverso le mie ricette e i miei consigli, il mio obiettivo è condividere i segreti dei sapori perfetti, garantendo che ogni piatto che preparate sia un successo.
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