Avevo le mani sporche di terra e le ginocchia che scricchiolavano. L’orto di mia nonna non era un posto da cartolina. Era un campo di battaglia fatto di sole a picco, mosche e lavoro vero. “Sgrana,” mi diceva lei, passandomi una cesta che pesava quanto me. Io odiavo quel rumore. Troc. Troc. Un baccello dopo l’altro. Interminabile. Volevo solo andare a giocare a pallone. Ma poi, a pranzo, arrivava quella crema verde in tavola. Calda, dolce, profumata. E improvvisamente, tutta quella fatica aveva un senso.
Oggi non ho più l’orto, ma ho la stessa fame. E ho affinato la tecnica. Questa è la mia vellutata di piselli ricetta. Non è quella roba triste che vi propinano nelle diete. È un piatto che spacca. Fresco, vibrante, con quella botta di menta che vi sveglia il palato come una doccia fredda a ferragosto.
Niente giri di parole. Prendete il frullatore. Si cucina.
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Punti Chiave da portare a casa
- Non comprate a caso: Se trovate i piselli freschi, usateli. Cambia tutto. Se usate i surgelati, prendete i “finissimi”. Quelli grossi sanno di farina.
- Menta = Vita: Senza menta è solo una zuppa dolce e noiosa. La menta è l’interruttore che accende la luce.
- Ghiaccio subito: Volete quel verde brillante? Appena cotti, shock termico. Altrimenti vi ritrovate con una melma marroncina.
- Il soffritto non deve bruciare: Se bruciate il porro, buttate tutto e ricominciate. L’amaro non lo coprite con nulla.
- Setacciare è un obbligo: Niente bucce tra i denti. Mai.
Perché questa vellutata di piselli ricetta non è la solita minestra?
Parliamoci chiaro. Quando sentite “vellutata”, pensate all’ospedale, vero? O a quelle cene tristi di gennaio quando avete esagerato a Natale. Sbagliato.
Il problema non è il piatto, è come lo fate. La maggior parte della gente stracuoce i piselli finché non diventano grigi e pastosi. Orribile. La mia versione è diversa. È veloce, è aggressiva sul colore e gioca sporco con il contrasto dolce-mentolato.
L’ho fatta assaggiare a un mio amico, uno di quelli che “se non c’è la costata non mangio”. Mi ha guardato storto. Poi ha finito il piatto. Poi ha fatto la scarpetta. “Non pensavo,” mi ha detto. Ecco. È lì che vinci. Non serve per forza il manzo per godere a tavola. Serve saper trattare la materia prima.
Freschi o surgelati: Ne vale davvero la pena sbattersi?
Io lavoro tutto il giorno. Non sempre ho voglia di mettermi lì a sgranare baccelli per un’ora. Sono un essere umano, non un robot da cucina. Quindi, siamo onesti: i piselli surgelati salvano la vita.
Ma c’è un “ma” grosso come una casa.
I piselli freschi, quelli appena colti, hanno un sapore che il freezer si porta via un po’. Sanno di terra, di erba tagliata. Se è stagione (maggio, giugno), fate lo sforzo. Prendetevi una birra, mettetevi sul balcone e sgranate. È pure terapeutico.
Se invece è martedì sera, siete stanchi morti e volete mangiare in dieci minuti, aprite il freezer. Va bene lo stesso. Basta che non li massacrate con cotture bibliche. I piselli surgelati sono già sbollentati. Devono solo rinvenire, non cuocere per ore.
Avete l’attrezzatura giusta o state improvvisando?
Non vi serve la cucina di Masterchef, ma due cose vi servono.
Uno: un frullatore che non chieda pietà dopo due minuti. Io uso quello a immersione, ma deve avere i giri giusti. Deve incorporare aria, montare la crema come se fosse maionese.
Due: il colino cinese (chinois) o un passino a maglie strette.
Ascoltate questa storia. Primo appuntamento, anni fa. Volevo fare il fenomeno. Preparo la crema, non la passo al setaccio. Ci sediamo. Lei sorride, mangia, e a ogni sorriso vedo pezzetti di buccia verde incastrati ovunque. Un disastro. L’imbarazzo vero. Da quel giorno, setaccio tutto. La buccia dei piselli è fastidiosa. Toglietela. Volete seta in bocca, non segatura.
Come non rovinare tutto col soffritto?
La base è sacra. Porro o cipollotto fresco. Lasciate perdere la cipolla vecchia che vi fa piangere e sa di zolfo.
Olio buono in pentola. Scaldate. Buttate il porro tagliato fine. Ora, il trucco: fiamma bassa e un goccio d’acqua o brodo subito. Il porro deve stufare, deve diventare trasparente, dolce. Non deve sfrigolare come se fosse nell’inferno. Se vedete bordi marroni, avete sbagliato.
L’amaro del bruciato distrugge la dolcezza del pisello. È chimica. Non fate i furbi alzando la fiamma per fare prima. La cucina non perdona la fretta. Aspettate quei cinque minuti in più. Ne vale la pena.
Cottura: Buttate via l’orologio e usate la testa
Buttate i piselli nel fondo. Fateli girare due minuti. Poi coprite con brodo vegetale caldo o acqua. Ma occhio: coprite a filo. Non state facendo il brodo primordiale. I piselli devono appena galleggiare.
Quando bolle, contate poco. 8, 10 minuti? Dipende dal pisello. Assaggiate.
Prendete un cucchiaio, soffiate, mangiate. È tenero? Spegnete. È duro? Aspettate un minuto. Non c’è una regola fissa, c’è il vostro palato. Se diventano molli, avete perso. Devono fare pop sotto i denti, non splash.
Aggiungete qualche foglia di menta adesso, ma tenetevi il grosso per dopo.
Volete il verde fluo? Ecco come si fa (senza filtri Instagram)
Avete presente quel verde smorto, triste, da mensa militare? Ecco, noi vogliamo l’opposto. Vogliamo un verde che quasi vi fa male agli occhi.
Il segreto è lo shock termico. Roba da manuale di cucina, ma funziona. Appena spegnete il fuoco, se avete tempo, mettete la pentola in una bacinella con acqua e ghiaccio. Oppure, metodo da pigri intelligenti (il mio preferito): buttate due cubetti di ghiaccio direttamente nel bicchiere del frullatore mentre frullate.
Il freddo blocca la cottura. La clorofilla ringrazia e resta brillante. E come dicono quelli bravi della Harvard T.H. Chan School of Public Health, cuocere poco e bene preserva le vitamine. Quindi fate pure un favore alla vostra salute, oltre che agli occhi.
Frullate come se non ci fosse un domani. Olio a filo mentre le lame girano. Emulsionate. Mettete la menta fresca ora. Sentite il profumo? Ecco. Ci siamo.
Il passaggio noioso che vi cambia la vita
Prendete quel colino. Mettetelo sopra una ciotola pulita. Versate la crema.
Armatevi di pazienza e schiacciate col cucchiaio. Vedrete quanta “robaccia” resta nella rete. Bucce, fibre, pezzi duri. Tutta roba che non volete in bocca.
Sotto, nella ciotola, cola una crema liscia, lucida, densa. Quella è la vera vellutata. Quando la servite, la gente noterà la differenza. Magari non capirà subito perché è così buona, ma lo capirà. È la consistenza. È velluto, appunto.
Con cosa la “condiamo” alla fine?
Ora avete la base. Manca il carattere.
Io ci metto lo yogurt greco. Quello grasso, vero. Un bel cucchiaio freddo nel mezzo della zuppa calda. Il contrasto caldo-freddo è micidiale. L’acidità dello yogurt taglia la dolcezza del pisello e pulisce la bocca.
Se siete vegani o volete fare gli esotici, latte di cocco. Giuro, funziona. Piselli e cocco sono amici per la pelle.
Olio a crudo? Obbligatorio. Ma usate quello buono, quello che pizzica in gola. Non l’olio da supermercato in offerta.
Ho ancora fame: cosa ci mangio insieme?
La vellutata è buona, ma io sono un uomo adulto e ho bisogno di masticare. Se mangio solo crema, dopo un’ora svaligio il frigo. Serve il “crunch”.
- Pane vecchio: Non buttatelo. Tagliatelo a cubetti, padella, olio, aglio, rosmarino. Fateli diventare croccanti e dorati. Buttati nella zuppa sono la morte sua.
- Pancetta: Se non siete vegetariani, fate rosolare due fette di pancetta finché non diventano vetro. Sbriciolatele sopra. Il salato spinto della pancetta col dolce dei piselli… vabbè, che ve lo dico a fare.
- Taralli: Se siete pigri come me, sbriciolateci sopra due taralli. Funziona.
E se avanza? (Spoiler: non avanza)
Se per miracolo ne avanza un po’, frigo. Ermetico.
Il giorno dopo è pure meglio. I sapori hanno fatto amicizia nella notte. E sentite questa: d’estate mangiatela fredda. Di frigo. Con un filo d’olio e menta fresca sopra. È rinfrescante come un gelato ma è pranzo.
Se ne fate un vagone, congelatela. Vaschette monoporzione. Vi salvano quelle serate in cui rientrate tardi, piove e non avete voglia di vedere nessuno, figuriamoci cucinare.
La menta mi fa schifo, che faccio?
Ci sta. De gustibus. Mia sorella odia la menta.
Usate il basilico. Non sbagliate mai. Basilico fresco, tanto, alla fine. Oppure timo. O maggiorana. Se volete osare, zenzero grattugiato fresco nel soffritto. Dà una piccantezza strana, limonosa, che ci sta da Dio.
Fate come vi pare, la cucina è vostra. Sperimentate. Se viene male, amen, la prossima volta cambiate.
Tiriamo le somme
Questa vellutata di piselli ricetta non è alta cucina. È cucina vera. È prendere una busta di piselli e trasformarla in qualcosa che vi fa sorridere quando vi sedete a tavola.
È un piatto onesto. Pochi ingredienti, un po’ di tecnica, tanto gusto. Niente trucchi.
Adesso basta leggere. Andate in cucina. Mettete su l’acqua. Fate sfrigolare quel porro. E godetevi il profumo.
Buon appetito. Ci vediamo alla prossima spadellata.
Domande Frequenti – Vellutata di piselli Ricetta

Qual è la differenza tra piselli freschi e surgelati per questa ricetta?
Se trovate i piselli freschi, usateli per un sapore più autentico e di terra, mentre i surgelati sono pratici e salvano tempo, basta scegliere quelli finissimi.
Perché è importante shockare i piselli con il ghiaccio dopo la cottura?
Lo shock termico aiuta a mantenere il verde brillante dei piselli e preservare le vitamine, evitando che la vellutata diventi di colore triste e spento.
Qual è il trucco per ottenere una vellutata perfetta e liscia?
È fondamentale setacciare la crema attraverso un colino per eliminare bucce e fibre, ottenendo una consistenza vellutata e lucida.
Come devo usare la menta nella ricetta?
Aggiungi le foglie di menta durante la frullatura per aromatizzare e contrastare il dolce dei piselli, conservando alcune per decorare e il gusto più intenso.
Quali ingredienti posso usare per condire la vellutata alla fine?
Puoi aggiungere yogurt greco per un contrasto caldo-freddo, latte di cocco per un tocco esotico, olio di qualità a crudo per un carattere deciso, o altri condimenti a piacere.
