Fa freddo. Quel freddo umido, bastardo, che ti entra nelle ossa appena metti il naso fuori casa. Tornate dal lavoro, stanchi, affamati, e l’ultima cosa che volete è un piatto triste o sbrigativo. Ecco, è in serate come queste che la mia testa va in automatico su un pensiero fisso: la zuppa di farro ricetta toscana. Quella vera.
Non sono uno chef stellato. Sono un uomo a cui piace mangiare bene e che ha imparato, a suon di errori e padelle bruciate, che il comfort food non si compra surgelato. Si costruisce. Piano.
Oggi non vi faccio la predica sugli ingredienti bio o sulla filosofia culinaria. Vi dico solo come la faccio io, perché funziona e perché, ogni volta che porto la pentola in tavola, cala quel silenzio religioso che significa solo una cosa: è buona da morire. Parliamo di sapori decisi, di olio che pizzica in gola, di cavolo nero che ha preso il gelo. Niente fronzoli. Solo sostanza.
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Key Takeaways
- Il Soffritto non perdona: Se lo bruci o lo fai di fretta, hai perso in partenza. Cipolla, sedano e carota devono quasi sciogliersi.
- Farro della Garfagnana: Se lo trovate, prendete quello IGP. Altrimenti, cercate comunque qualità. Il chicco deve “scrocchiare” sotto i denti, non diventare pappa.
- Il giorno dopo vince: Come tutte le cose buone toscane, riscaldata è meglio. I sapori fanno amicizia durante la notte.
- Olio a crudo: Non lesinate. L’olio extravergine finale è l’ingrediente segreto che cambia tutto.
Ma perché mi ostino a cucinare questa zuppa alla vecchia maniera?
C’è un motivo se non uso la pentola a pressione per questa roba. Ho bisogno del rito. Mi riporta a quando ero un ragazzino e stavo tra i piedi di mio nonno nell’orto. Lui era un uomo di poche parole, mani enormi, sempre sporche di terra. Non cucinava quasi mai, ma sulle verdure non transigeva. Ricordo come sceglieva il cavolo nero: lo toccava, controllava che le foglie fossero spesse, scure, “bollose”.
“Se non ha preso il ghiaccio, sa di erba,” borbottava.
Ecco, quando preparo la mia zuppa di farro ricetta, cerco di recuperare quella serietà lì. Quella dedizione. La prima volta che ho provato a farla da solo, nel mio primo buco di appartamento, è stato un disastro epico. Avevo vent’anni, zero pazienza e una fame nera. Ho buttato tutto dentro a caso, fiamma alta, via. Risultato? Acqua sporca con verdure crude e farro duro come i sassi. Immangiabile.
Lì ho capito. La cucina toscana ti chiede tempo. O glielo dai, o mangi male. Adesso, quando inizio a tagliare le verdure, stappo una birra, metto su un vinile e stacco il cervello. È il mio yoga.
La spesa: Dove si vince o si perde la partita?
Non giriamoci intorno. Potete essere dei maghi ai fornelli, ma se comprate verdure di plastica, la zuppa saprà di plastica. La cucina “povera” è un inganno semantico: è povera di ingredienti costosi, magari, ma è ricchissima di pretese sulla qualità.
Per la mia zuppa di farro ricetta, io vado a caccia di questi elementi specifici:
- Il Farro Dicocco: È quello tipico toscano. Tiene la cottura come un guerriero. Non diventa mai quella poltiglia informe che si trova nelle buste precotte.
- Fagioli Borlotti: Se siamo a settembre, li prendo freschi e li sgrano. È terapeutico. In inverno vado di secchi. Quelli in scatola? Solo se state morendo di fame e avete 20 minuti. Il liquido di cottura dei fagioli secchi crea una base cremosa che l’acqua del rubinetto si sogna.
- Cavolo Nero: Indispensabile. Non usate bietole, non usate spinaci. Il cavolo nero ha quel retrogusto ferroso e amaro che bilancia la dolcezza dei fagioli.
- L’Olio Giusto: Deve essere toscano. Deve essere verde. Deve avere quel profumo di carciofo crudo. Se usate un olio piatto da supermercato in offerta, state uccidendo il piatto.
E l’acqua? Sembra una scemenza, ma se la vostra acqua del rubinetto sa di piscina comunale, usate quella in bottiglia o filtrate. Non volete il cloro nel vostro farro.
Il dilemma del chicco: Perlato o Decorticato?
Qui si apre il dibattito. Al supermercato vi trovate davanti allo scaffale e vi chiedete: “E adesso?”. La differenza è brutale, sia nel sapore che nella gestione dei tempi.
Il farro decorticato è quello integrale, vestito. Ha ancora la sua pellicina esterna. È una bomba di fibre, fa benissimo, ma richiede ammollo (una notte) e cuoce in un’eternità. Se ho tempo nel weekend, uso questo. Ha un sapore rustico, quasi di nocciola tostata, che è incredibile.
Ma siamo onesti. Durante la settimana, chi ha il tempo? Io spesso vado sul perlato. Gli hanno tolto la parte esterna, niente ammollo, in 25 minuti è pronto. Rilascia anche più amido, il che aiuta a rendere la zuppa bella densa, quasi cremosa, senza dover aggiungere patate extra o addensanti strani. Il trucco è non stracuocerlo. Deve restare al dente. Se lo fate scoppiare, avete sbagliato.
Se volete capirci qualcosa di più sulle differenze nutrizionali e perché i romani ci marciavano sopra con questo cereale, date un occhio qui: Humanitas – Proprietà del Farro.
Come si fa un soffritto che non sappia di bruciato?
Il soffritto è la base. Se sbagliate questo, tutto il resto crolla. Vedo amici che buttano le verdure nell’olio rovente a fiamma massima. Tempo tre minuti, la cipolla è nera sui bordi e cruda dentro. Orrore.
Per la vostra zuppa di farro ricetta, il soffritto deve essere una carezza, non uno schiaffo.
Io prendo il tagliere grande. Coltello affilato. Sedano, carota, cipolla dorata (o rossa, se mi sento dolce). Niente mixer elettrico, per l’amor del cielo. Il mixer strappa le fibre, fa uscire l’acqua e vi ritrovate con un purè bollito. Tagliate a mano. Cubetti piccoli, regolari. È noioso? Forse. Ma cambia il sapore.
Olio nella pentola di ghisa (se ce l’avete, usatela, tiene il calore come nient’altro). Scaldate appena, buttate le verdure. Fiamma bassa. Bassissima. Deve “sudare”. Sentirete un profumo dolce che sale su. Lasciatele lì per 15 minuti buoni. Devono diventare traslucide, morbide, quasi caramellate. Io ci butto dentro anche un rametto di rosmarino intero adesso, così l’olio si prende tutto l’aroma. Poi lo tolgo.
Zuppa di farro ricetta: Andiamo ai fornelli?
Ok, bando alle ciance. Allacciate il grembiule. Ecco come tiro fuori la magia. Queste dosi bastano per 4 persone affamate (o per me e la mia compagna per due giorni).
Cosa vi serve:
- 300g di Farro (facciamo perlato, per praticità)
- 300g di Fagioli Borlotti (già cotti, o metà peso se secchi)
- Un bel mazzo di Cavolo Nero
- 2 Patate medie (fondamentali per la crema)
- 2 Carote
- 2 Coste di Sedano
- 1 Cipolla Dorata grossa
- 2 cucchiai di concentrato di pomodoro (il tubetto, sì)
- Olio buono, Sale, Pepe nero macinato fresco
- Brodo vegetale (o acqua calda salata, se siete di fretta)
L’azione:
- La Fondazione: Partite col soffritto lento che vi ho detto prima. Aggiungete le patate a cubetti piccoli. Loro si sfalderanno in cottura e faranno da “colla”.
- Il Verde: Lavate il cavolo nero. Strappate via la costa centrale dura (quella buttatela o usatela per il brodo, ma non nella zuppa, è legnosa). Tagliate le foglie a strisce. Buttatele nel soffritto. Fatele appassire. Devono capire chi comanda.
- Il Rosso: Aggiungete il concentrato di pomodoro. Scioglietelo in un angolo della pentola dove c’è un po’ d’olio. Toglie l’acidità.
- Il Segreto della Densità: Prendete metà dei fagioli cotti e frullateli col minipimer finché non diventano una crema liscia. Versate crema e fagioli interi in pentola. Coprite con il brodo caldo.
- Il Protagonista: Quando bolle, giù il farro. Sciacquatelo prima sotto l’acqua fredda per togliere la polvere.
- L’Attesa: Abbassate la fiamma al minimo, coperchio semi-chiuso. Deve sobbollire piano piano. Blup… blup… Avete presente?
Quanto diavolo deve cuocere per essere perfetta?
Dipende. Ma non fidatevi mai ciecamente dei tempi sulla scatola. Assaggiate. Sempre.
Per il farro perlato, di solito 25-30 minuti bastano. Ma io inizio a sentire la consistenza dopo 20 minuti. Prendo un cucchiaio, soffio (mi sono ustionato il palato troppe volte per non dirvelo) e mastico. Il chicco deve opporre una leggera resistenza. Se è moscio, avete fatto un pappone da ospedale.
Guardate anche il liquido. La zuppa di farro ricetta toscana non è un brodo. Deve essere densa. Se immergete il cucchiaio, deve quasi stare in piedi da solo. Se vi sembra troppo asciutta, aggiungete un mestolo di brodo caldo. Se è liquida, via il coperchio e alzate la fiamma per gli ultimi 5 minuti.
Un mio amico di Milano, la prima volta che l’ha vista, mi ha chiesto se avessi dimenticato di aggiungere acqua. “No,” gli ho risposto, “ho solo ricordato di aggiungere sapore”. Dopo il primo boccone, non ha più parlato. Ha solo chiesto il bis.
Posso metterci altro o commetto un sacrilegio?
Ma figuriamoci. La cucina è vostra. I puristi possono dire quello che vogliono, ma se a voi piace una cosa, mettetecela.
In autunno? Zucca. Assolutamente. Cubetti di zucca mantovana nel soffritto. Si sciolgono e danno una dolcezza che col cavolo nero sta da Dio. Piace un sacco anche ai bambini, che di solito guardano il verde scuro con sospetto.
Volete spingere sul sapore forte? Pancetta. O meglio, rigatino toscano. Tagliatelo a striscioline e fatelo sudare insieme alla cipolla all’inizio. Il grasso si scioglie e condisce tutto. È una bomba calorica? Sì. Ne vale la pena? Assolutamente sì, specialmente se avete spalato neve o fatto sport.
In primavera, quando il cavolo nero diventa duro e cattivo, usate bietole fresche e magari dei piselli. Cambia colore, diventa più brillante, più fresca. Il farro è democratico, va d’accordo con tutti. Basta non esagerare: non fatela diventare un minestrone “svuota-frigo” dove buttate dentro a caso tutto quello che sta per scadere. Scegliete, abbinate, ragionate.
Servizio e conservazione: Il tocco finale
Siamo pronti. La cucina è satura di vapore e profumi. Spegnete il fuoco. E adesso, la cosa più difficile: aspettate.
Non servitela bollente lavica. Lasciatela riposare 10 minuti nella pentola. I sapori devono assestarsi. La temperatura deve scendere quel tanto che basta per farvi sentire il gusto e non solo il dolore dell’ustione.
Portate in tavola. Pepe nero macinato al momento (quello già macinato sa di polvere vecchia). E poi lui: l’olio. Un giro generoso di quello buono direttamente nel piatto. Se volete, una grattugiata di Pecorino stagionato ci sta, ma non è obbligatorio.
E per accompagnare? Pane. Ma non pane fresco. Pane toscano di ieri, tostato, magari strusciato con un po’ d’aglio. Mettetelo sul fondo del piatto o usatelo per fare la scarpetta.
E se avanza? Meglio! La zuppa di farro ricetta è il classico piatto da “giorno dopo”. In frigo si compatta, i sapori si concentrano. Diventa quasi solida. Riscaldatela con un filo d’acqua o di brodo e vedrete. Io ne faccio sempre il doppio apposta. Si congela anche benissimo. Porzionatela e avete la cena salvata per quelle sere in cui la voglia di cucinare è sotto le scarpe.
Errori che ho fatto io (così non li fate voi)
Vi risparmio le mie figuracce.
- Il Sale sui Fagioli: Mai salare l’acqua di cottura dei fagioli secchi all’inizio. Diventano duri e la buccia non cuoce mai. Il sale va alla fine. Ho buttato via una pentola intera anni fa per questo.
- Il Dado: Da studente usavo il dado classico. Terribile. Copre tutto, appiattisce il gusto, sa di chimico. Se non avete brodo vero, usate acqua e sale e abbondate con gli aromi (salvia, rosmarino, alloro). È molto più dignitoso.
- La fretta: Ho provato a farla in 20 minuti alzando la fiamma a palla. Sapeva di cipolla cruda e farro bruciato. Non ci sono scorciatoie. Se non avete tempo, fatevi due uova al tegamino e rimandate la zuppa al weekend.
Ultimi pensieri prima di mangiare
Preparare questa zuppa di farro ricetta non è solo mettere nutrienti nel corpo. È prendersi cura di sé. È rallentare un attimo in un mondo che va sempre troppo veloce.
C’è una soddisfazione primitiva nel vedere una pentola che sobbolle, nel sentire quei profumi antichi. Spero che la proviate. Spero che la facciate vostra, che la modifichiate, che la critichiate. Ma soprattutto, spero che vi riscaldi nelle serate storte, come fa con me.
Buon appetito.
Domande Frequenti – Zuppa di farro Ricetta

Quali sono gli ingredienti fondamentali per preparare una autentica zuppa di farro toscana?
Gli ingredienti fondamentali sono farro Dicocco di qualità, fagioli borlotti, cavolo nero, olio extravergine d’oliva toscano, cipolla, sedano, carota, patate, concentrato di pomodoro, sale e pepe.
Perché è importante rispettare la preparazione tradizionale della zuppa di farro e non usare la pentola a pressione?
La preparazione tradizionale richiede tempo e attenzione perché il rito aiuta a recuperare l’autenticità del piatto e a rispettare le tecniche che esaltano i sapori, mentre usare la pentola a pressione elimina questo processo e il risultato potrebbe essere meno autentico.
Come scegliere il farro giusto per questa ricetta?
È importante scegliere il farro Dicocco IGP o di alta qualità, con chicchi che “scrocchiano” sotto i denti, di preferenza il farro decorticato per un sapore rustico e una cottura più lunga, oppure il perlato per praticità e tempi rapidi.
Come si presenta la zuppa di farro quando è perfetta?
La zuppa di farro è perfetta quando è densa, con il farro al dente, il liquido quasi in piedi sul cucchiaio e i sapori ben amalgamati, pronta per essere gustata con olio extravergine d’oliva di qualità e pane toscano tostato.
Qual è il trucco per un soffritto perfetto senza bruciarlo?
Il soffritto deve essere fatto lentamente, a fiamma bassissima, con le verdure che sudano e diventano traslucide senza bruciare; bisogna evitare il mixer e tagliare le verdure a mano in cubetti piccoli e regolari.
